Posted: 22 Mar. 2021 4 minuti Tempo di lettura

Per l’Italia del futuro innovazione antropocentrica a misura d’ambiente

Nel nuovo Ministero della Transizione Ecologica convergeranno materie e autorità che mostrano la profonda interconnessione di innovazione e sostenibilità: per l’Italia si tratta di un grande passo in avanti nel ridisegnare le proprie priorità strategiche per il futuro. Un’azione necessaria e attesa, figlia del ruolo sempre più centrale che la sostenibilità ricopre e ricoprirà nelle nostre vite post Covid. Parliamo di un nuovo paradigma che si esplica nelle sue diverse dimensioni: ambientale, con il ripensamento profondo del nostro modo di consumare e di abitare; sociale, con una seria e rigorosa riflessione sull’etica delle nostre scelte e sulla società che stiamo costruendo; ed economica, con il ridisegno radicale delle pratiche e dei modelli di business con cui creiamo valore per la comunità. Questo nuovo, più ampio, concetto di sostenibilità deve essere sostenuto dunque da strumenti adeguati e trasversali.

L’innovazione trova qui la sua perfetta collocazione: da noi definita come antropocentrica, cioè, sempre più pensata su misura dei bisogni dell’uomo, l’innovazione oggi deve essere anche a misura di ambiente. A sua volta, la sostenibilità deve far leva sull’innovazione per realizzarsi. Solo così il Ministero della Transizione Ecologica, in forte coordinamento con il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, riuscirà a traghettare il Paese verso la transizione sostenibile, consapevole della necessità di definire e implementare iniziative coraggiose che rispondano all’ambizioso paradigma della sostenibilità, ricorrendo ad una nuova dimensione più umana dell’innovazione. Tale consapevolezza è stata una prerogativa del nuovo esecutivo che, non a caso, ha nominato come ministro il fisico Roberto Cingolani, già direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia e responsabile dell'innovazione tecnologica di Leonardo.

L’innovazione antropocentrica e la nuova sostenibilità sono state un potente alleato durante le fasi più critiche della pandemia, consentendo la sopravvivenza delle nostre aziende. E lo saranno ancora di più nel fornire una risposta rapida ed adeguata ai nuovi bisogni dei cittadini, a partire dall’esecuzione di un’efficace campagna vaccinale che coinvolga attivamente la popolazione, azione prioritaria del governo come evidenziato anche dal Primo Ministro nel suo discorso programmatico alle Camere.

Tra l’altro, per le aziende che hanno effettuato investimenti green, l’impatto della pandemia sulla performance finanziaria e sul fatturato è stata più contenuta: solo l’8,2% di queste imprese ha dichiarato un calo del proprio fatturato nel 2020 superiore al -15%, contro il 14,5% delle imprese che non hanno investito in sostenibilità[1]. Non sorprende allora che, come dimostra una ricerca di Deloitte[2], tra le questioni che le imprese dovranno affrontare nel prossimo decennio, i leader d’azienda hanno posizionato al primo posto il cambiamento climatico e la sostenibilità ambientale. L’attenzione verso queste tematiche, infatti, è diventa una priorità per i consumatori e per la società tutta, che ricerca con crescente intensità ed interesse prodotti o servizi caratterizzati da una componente green.

È dunque prioritario attuare delle scelte coraggiose che conducano il Paese verso una duplice transizione: da un lato, una transizione ecologica, che guidi lo sviluppo economico con strumenti sostenibili ed etici e che veda nella tutela dell’ambiente un obiettivo per il presente e per il futuro; dall’altro, una transizione innovativa e digitale che abiliti quella ecologica, in grado di rinnovare il sistema italiano, sia nel pubblico che nel privato. In linea con le raccomandazioni della Commissione Europea, dovremo tener conto di queste due priorità nella pianificazione delle nostre politiche e strategie future, massimizzandone la complementarietà e rafforzando le posizioni di vantaggio che l’Italia già ricopre rispetto a molti Paesi europei. Ad esempio, secondo l’agenzia Enea, il nostro Paese primeggia nell’indice complessivo di circolarità, superando anche Germania e Francia. Inoltre, ha raggiunto i target climatici definiti dal Pacchetto ClimaEnergia (Strategia Europa 2020), insieme ad altri soli 10 Stati Membri su ventotto.

Una sfida complessa ma, questa volta, davvero alla portata dell’Italia, perché dei 204,5 miliardi del Next Generation Eu una larga parte andrà su progetti di transizione ecologica con chiari ritorni. È dunque fondamentale definire indicatori quantificabili e misurabili che considerino l’impatto strettamente economico dei progetti (ritorno monetariamente quantificabile) e le esternalità positive associate (impatto sociale, aumento del benessere dei cittadini).

La risposta alla crisi pandemica dovrà fondarsi sul nuovo paradigma di sostenibilità basato sull’innovazione antropocentrica, leva fondamentali per una crescita duratura ed etica. Esattamente la missione del nuovo Ministero della Transizione Ecologica che, insieme al Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, avrà in mano le partite strategiche del Next Generation Eu: innovazione e sostenibilità, ovvero due facce della stessa medaglia.

 

[1] Rapporto Greenitaly 2020, Unioncamere e Symbola 2020

[2] 2021 Global Resilience Report, Deloitte 2021 

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Andrea Poggi

Andrea Poggi

Innovation Leader, NSE | C&I Leader, DCM

Andrea è Senior Partner, membro del Comitato Esecutivo per Deloitte Nord e Sud Europa (NSE). E’ Leader dell’Innovazione per il network NSE ed è responsabile del Mercato per l’Europa centro-mediterranea, guidando la practice “Clients & Industries”. Andrea è appassionato dei temi di innovazione, crede nell’approccio multidisciplinare che olisticamente integri asset innovativi e tecnologici con nuovi modelli di business. Ha sviluppato la sua carriera consulenziale principalmente nei settori finanziari ed assicurativi. E' considerato un punto di riferimento dalla business community, regolarmente invitato alle piu’ influenti conferenze istituzionali italiane ed europee. Con un’esperienza manageriale di circa 25 anni sulla catena del valore di grandi multinazionali finanziarie e società di consulenza, è anche il fondatore in Europa Centro-Mediterranea di Monitor, la boutique di consulenza strategica di Deloitte, che ha posizionato nel mercato con una forte connotazione esecutiva. In passato, Andrea è stato top manager in un primario Gruppo assicurativo nonché docente universitario e autore di diversi libri, inclusi testi accademici. Regolarmente intervistato dai principali media, pubblica spesso articoli manageriali sulla stampa e su testate specializzate.