Vita in Deloitte

Chiara Ballone

Scopriamo insieme l’esperienza come Deloitte Coach di Chiara Ballone, Senior Manager in Deloitte Audit & Assurance, che ci racconta di cosa l’ha spinto ad aderire al programma di internal coaching e che cosa ha appreso da questa attività.

Ciao! Parlaci di te e del tuo ruolo in Deloitte

Ciao mi chiamo Chiara, sono Senior Manager in Deloitte Audit & Assurance. Dopo il liceo classico e la laurea specialista in Management Consulting ho iniziato il mio percorso in nel 2009, abbandonando il mio lavoro part-time di istruttore di nuoto. Ho seguito il mio percorso di carriera in Audit & Assurance diventando prima manager nel 2015 e successivamente senior manager nel 2018.
Negli anni in Deloitte mi sono occupata anche di formazione, di recruiting e ho seguito in prima persona anche l’organizzazione annuale dei tornei aziendali.
Sono appassionata di moda e nel mio tempo libero adoro fare shopping. Mi diletto nello sport, mi piace uscire con gli amici e dedicare del tempo al teatro, alla lettura e alla cucina.

Come sei diventato coach?

Il bello di lavorare in una realtà come Deloitte e in particolare in Audit & Assurance, è il fatto di cambiare team molto spesso e di interfacciarsi con nuovi professionisti ogni giorno. L’altro lato della medaglia è il rischio di non avere una figura di riferimento fissa, una persona in grado di conoscerti, ascoltarti e che possa aiutarti ad identificare i tuoi obiettivi e le tue potenzialità.
Per questi motivi è nato il ruolo del coach, che io ritengo sia una funzione fondamentale. Ho accettato subito di farlo, perché ho avuto la fortuna di aver avuto nel mio percorso un coach (anche quando il ruolo non era ancora ben definito) a cui devo molta gratitudine per avermi sempre fatto riflettere sui miei punti di forza e sulle mie aree di miglioramento, aiutandomi a creare un percorso di crescita ben definito.
Per diventare coach bisogna essere formati e preparati: ho partecipato a corsi di formazione organizzati dal network, che hanno visto anche la partecipazione di professionisti esterni, esperti in materia. Inoltre, la formazione sul campo mi ha aiutata a migliorare ed evolvere.

Che valori porti a casa da questa esperienza?

Fare il coach per me vuol dire mettersi in gioco e spesso cambiare punto di vista, vuol dire crescere, imparare ad ascoltare e soprattutto imparare a dare un feedback onesto e diretto, sospendendo però il giudizio.
Credo che sospendere il giudizio sia la cosa più difficile da imparare ma anche la più utile da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni, non solo lavorativa ma anche personale.
Essere coach significa soprattutto spronare e incoraggiare i propri coachee a dare il meglio di sé, stimolando in me prima di tutto l’interesse nel conoscere nuove realtà, la curiosità nel pensare alle soluzioni più adeguate e la capacità di sviluppare l’autocoscienza, aiutandomi a conoscere al meglio anche me stessa.
Inoltre, aiutare i miei coachee a creare un percorso di crescita, aiuta allo stesso tempo me a riflettere sul project plan e sull’importanza della gestione delle risorse attraverso una pianificazione stimolante e realistica che tiene conto del tempo a disposizione e dei punti di forza di ogni risorsa.

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