Vita in Deloitte

Francesco Rosti

Scopriamo l’esperienza di work-life integration di Francesco, Sustainability Services Manager in Deloitte Audit & Assurance, e attore di teatro nel tempo libero.

Ciao! Parlaci di te e del tuo lavoro in Deloitte.

In un certo senso mi sento un creativo intrappolato nella mente di un ingegnere. Comprendo che le due anime potrebbero stridere un pochino, ma la crasi si fonda sulla capacità di trovare un punto di equilibrio (ed evitare possibilmente la schizofrenia): a volte vince uno, a volte vince l’altro. Decisi di iscrivermi a ingegneria ambientale non perché avessi le idee chiare, ma per puro istinto e ispirazione: nei primi anni 2000 l’ambiente stava assumendo sempre maggiore importanza nella vita di tutti i giorni e nella società e sembrava il giusto “habitat” per un giovane laureato del futuro. Affrontai l’annoso e quasi amletico dilemma che tutti (ma soprattutto i miei colleghi ed io, data la vastità della materia) si trovano ad affrontare post laurea: “e adesso…?”.
Sono dunque salpato sulla grande nave della consulenza quasi per caso e a gennaio 2020 sono approdato in Deloitte con il ruolo di Manager, dove mi occupo di Sostenibilità a 360 gradi nel Team Sustainability di Deloitte Audit & Assurance. Il lavoro di tutti i giorni è molto stimolante perché da qualche anno tutti si stanno finalmente rendendo conto che la Sostenibilità è sexy, ha appeal e diventerà imprescindibile di qui al 2030.

Da quanto tempo porti avanti questa passione e perché hai scelto di intraprenderla?

Una mia amica un giorno mi disse che avrei dovuto fare teatro. Ebbi più di un tentennamento, nonostante sapessi avesse ragione lei. Senza accorgermene ho seguito 6 anni di corso da amatore con lo spirito di chi non vuole arrivare da nessuna parte e vuole semplicemente giocare e scoprire qualcosa in più su sé stesso. Se devo infatti sintetizzare tutto quello che ho imparato dal mondo del teatro in questi mesi, posso dire che, mentre quasi tutti pensano che fare teatro significhi mettersi delle maschere, in realtà è esattamente l’opposto: ogni maschera che cali sul viso ne toglie una dal tuo vero Io. Nessun personaggio sarà mai reso e interpretato ugualmente da persone diverse perché ognuno di essi ha radici profonde nelle personali esperienze degli attori, sia belle che brutte. E allora quando sei il burbero Don Lolò della pirandelliana Giara intingerai il pennello in tutte quelle volte che sei stato buffamente scontroso, quando sei l’inquisitore delle Streghe nella Salem di Miller lo farai in quelle volte che per qualche motivo ce l’hai avuta col mondo intero.

Come riesci a conciliare la tua passione con il tuo lavoro?

Credo che ogni tanto vadano posti dei paletti: se alle 20 ho il corso, faccio in modo di organizzarmi per essere puntuale. Facciamo sicuramente un lavoro impegnativo in cui possono sorgere imprevisti, ma fortunatamente non operiamo pazienti a cuore aperto e con un po’ di buona volontà di riesce ad incasellare i propri impegni personali in azienda.

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