Vita in Deloitte

Succi Nicola

Una svolta

È bello per una volta poter mettere in pausa il lavoro, la routine, fermarsi un attimo per riavvolgere il tempo e ripensare al percorso professionale e umano degli ultimi anni. Sono già passati otto anni da quell’ottobre 2012 quando la mia avventura in Deloitte ha avuto inizio. Un’espressione che mi è sempre piaciuta è: “il tempo è volato”. Dà l’idea di qualcosa di vissuto intensamente, con trasporto, tanto che non ci si è resi conto del tempo che è passato.
A me le cose piace viverle così.

Da quella scelta difficile, inattesa, fatta a 26 anni è stato tutto un susseguirsi di sfide, di quelle belle, intense, ambiziose. Lo è ancora, lo deve essere. Perché? Una domanda che all’epoca mi hanno fatto in tanti, ma per farvi capire meglio la mia storia devo partire da qualche anno prima.

Vengo da Ferrara, piccola “città d’arte” emiliana, che a dire il vero mi piace proprio tanto. Se da ragazzino mi chiedevano cosa vuoi fare da grande, dicevo senza dubbi “lavorare con papà in ufficio”. Si perché mio padre fa il commercialista, e sinceramente non mi ero mai posto il dubbio che un lavoro così amato da lui, potesse non piacere a me. Avevamo e abbiamo tuttora un rapporto fantastico, lavorare insieme era proprio bello, come volevo.
La vita che avevo in mente si avvicinava molto a questa. Ma in realtà non era tutto così perfetto.

Parole. Ce ne sono alcune che sentiamo nostre più di altre. Una che non deve mancare nella mia vita è Soddisfazione.
Come si fa a vivere intensamente qualcosa che non ci soddisfa a pieno? È difficile tirare fuori il meglio di noi se non facciamo qualcosa che ci piace davvero.
Purtroppo quel mestiere bellissimo, tanto amato da mio padre non mi appagava del tutto. Da sempre amo stare a contatto con le persone, conoscerne sempre di nuove, vedere realtà diverse, lavorare sui numeri delle società. Invece stavo tanto in ufficio, leggevo tantissima normativa, perlopiù fiscale, che cambia in continuazione e non si può non essere al passo, capite che non era esattamente quel qualcosa che mi potesse soddisfare in pieno. Allora che fare? Inizio a pensare che forse potrei tentare qualcosa di differente. Il posto fisso, stessa scrivania tutti i giorni, stesse facce ogni mattina non fa per me. Scartata l’idea azienda resto sul mondo della “consulenza”, che mi piace, è quello giusto. Bisogna solo cambiare prospettiva, togliere dal paradigma tutte quelle norme e leggi, metterci qualche numero in più, magari in una realtà più grande, più giovane, internazionale.

Deloitte. La conoscevo ovviamente, ma sinceramente non ci avevo mai pensato. Poi capita l’occasione di fare un colloquio, perché non provarci? Lo supero, quasi quasi ci provo. Si dai ci provo.
È il 2012, decido di lasciare lo studio di famiglia e inizio la mia carriera in Deloitte.
Mi rendo conto in fretta che la scelta è giusta. Il lavoro mi piace un sacco, i codici sono diventati bilanci e numeri, i colleghi sono quasi tutti coetanei, conosco tantissime persone nuove ogni giorno, solo nel primo anno devo essere passato da una quindicina di aziende, realtà bellissime tra i settori più vari.
Volevo un ambiente internazionale e in Deloitte le occasioni di viaggiare non mancano, spessissimo negli Stati Uniti, poi nelle grandi città europee come Londra, Parigi, Bruxelles, Barcellona. L’equazione è semplicissima, più lingue si sanno, più chance di viaggiare si hanno.
La paura di un lavoro “da dipendente” è presto scongiurata, qui si lavora per diventare dei professionisti affermati, non ci si ferma un attimo ma l’organizzazione del lavoro assomiglia molto più alla libera professione.

Una delle cose che mi ha sempre impressionato di più dei miei capi è la capacità di prendere in mano un bilancio e in due minuti avere la capacità di puntare il dito direttamente sul numero che guarda caso era proprio quello da approfondire. Bene, il loro obiettivo è farti diventare esattamente bravo come loro, quindi su le maniche e lavorare!
Finalmente mi sveglio alla mattina soddisfatto, con l’entusiasmo giusto.
In Deloitte sento di essere messo nelle condizioni di poter tirare fuori il meglio dalle mie possibilità, cosa non banale, anzi. Il percorso professionale è ben definito, ogni anno un gradino, tanta formazione, ogni giorno si impara qualcosa di nuovo, e questo mi piace, mi stimola. La circolarità del network, non a caso il green dot di Deloitte, si percepisce forte.

Volevo un lavoro dove ci fossero tanti numeri, e nella revisione ce ne sono parecchi! Non ripetitivo, e la revisione, insieme ad un percorso di carriera con step così rapidi, è un susseguirsi di sfide nella nostra crescita professionale sia dal punto di vista tecnico su tematiche di bilancio, sia dal punto di vista manageriale della gestione del team di lavoro. L’attività che faccio oggi, che sia una riconciliazione bancaria o l’analisi di un impairment test, ora la devo imparare e domani la dovrò insegnare ai colleghi più giovani di me. Quest’alternanza tra imparare ed insegnare è veramente unica. In Deloitte ti senti parte di una squadra, lo percepisci distintamente sin dal primo giorno. Si rema tutti dalla stessa parte, verso l’obiettivo comune.

Senza farlo apposta ecco un’altra parola che mi piace molto, squadra. Ogni riferimento allo sport non è per nulla casuale! Ci sono persone che tirano fuori il meglio di sé lavorando da sole, in sport individuali. Ma vuoi mettere la soddisfazione di vincere in gruppo, di raggiungere un traguardo insieme, con compagni che hanno dato il massimo, proprio come te? Per me non c’è paragone!

Spero che con queste poche parole sia riuscito a trasmettere qualcosa di me, della mia personalità, del mio modo di affrontare le cose. Mi piace vivere le cose intensamente, fare del mio meglio, dare il massimo. Un po’ come in campo, quando sai di avere dato tutto, puoi vincere o perdere, ma non hai rimpianti.

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