Deloitte Millennial Survey 2018

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Deloitte Millennial Survey 2018

I Millennials chiedono alle aziende un maggiore impegno

Investire in formazione e impegnarsi al miglioramento della società in cui operano: solo così le aziende possono recuperare la fiducia dei Millennial.

Executive Summary

Per circa il 60% dei Millennial italiani formazione e apprendimento sono più importanti del riscontro economico, che invece è l’obiettivo principale per i coetanei del resto del mondo. Un Millennial su due in Italia non ha paura dell’Industria 4.0 e di tecnologie quali robotica e intelligenza artificiale e si aspetta che queste abbiano un impatto positivo sul proprio lavoro valorizzandone gli aspetti più creativi. Tuttavia un Millennial su 3 non si ritiene adeguatamente preparato e si aspetta che siano le aziende a fornire queste competenze. La gig economy rappresenta per i Millennial un’ottima opportunità per integrare il proprio stipendio in modo flessibile: 8 giovani su 10 ne sono già parte attiva o la stanno prendendo in considerazione.


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Impatto sociale e valori etici

A seguito di un anno caratterizzato da significativi cambiamenti geopolitici e sociali, i Millennial e la generazione Z chiedono alle aziende un maggiore impegno per un impatto sociale positivo. Questo è uno degli spunti emersi dalla settima edizione del Millennial Survey di Deloitte che ha raccolto le opinioni di 10.455 Millennial provenienti da 36 paesi, di cui 306 italiani e 1.844 giovani della generazione Z di 6 diverse nazionalità.

I risultati del 2018 riportano un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti: meno della metà dei Millennial ritiene che le aziende si comportino in modo etico (48% vs 62% nel 2017) e che i dirigenti aziendali siano impegnati a contribuire al miglioramento della società (47% vs 62%). In Italia lo scetticismo è anche maggiore rispetto alla media globale, con una percentuale di giovani che confidano nell’etica e nell’impegno sociale delle imprese che si aggira intorno al 35%.

“I giovani in media ritengono che i dirigenti d'azienda non abbiano attribuito sufficiente importanza al contributo che potrebbero dare alla società nel suo complesso - afferma Enrico Ciai, CEO di Deloitte Italia -. Per conquistare la fiducia dei Millennial e dei giovani della generazione Z, le aziende devono identificare le corrette modalità per avere un impatto positivo sulla comunità in cui lavorano e concentrarsi su temi quali diversità, inclusione e flessibilità sul lavoro.”

Sebbene l’opinione sul mondo del business sia peggiorata negli ultimi anni, l’aspettativa sull’impatto della politica sul mondo è ancora più negativa. Infatti, solo il 10% dei giovani italiani ritiene che l’influenza sociale dei politici sia positiva, percentuale che sale al 36% in riferimento all’operato dei leader d’impresa: tre quarti dei Millennial ritengono che le multinazionali abbiano il potenziale per contribuire a risolvere le sfide economiche, ambientali e sociali della società.

In calo i livelli di fedeltà alle aziende 

Il 43% dei Millennial prevede di lasciare il lavoro entro due anni e solo il 28% per cento sta cercando di rimanere oltre i cinque anni. Con percentuali rispettivamente del 35% e del 32%, i giovani italiani sono leggermente più fedeli rispetto alla media globale. I livelli di fedeltà sono ancora più bassi, invece, per la generazione Z, con il 61% che potendo scegliere, intende lasciare il proprio lavoro entro due anni. Tra i fattori che sia i Millennial sia la generazione Z considerano determinanti la scelta del datore di lavoro figurano la possibilità di un continuo apprendimento (per il 59% dei giovani italiani contro il 48% a livello globale) e il compenso economico (per il 54% in Italia, contro il 63% nel mondo). La scelta di rimanere invece è influenzata prevalentemente dalla tolleranza, dall'inclusività e dal rispetto per la diversità sul luogo di lavoro.  

Enrico Ciai: “è molto positivo che quasi il 60% dei giovani italiani consideri l’opportunità di formazione continua come primo criterio per la scelta del posto di lavoro. Si tratta di un’opinione in controtendenza con i loro coetanei nel resto del mondo che invece favoriscono gli incentivi economici.”

Le opportunità della Gig Economy

Tra i Millennial che vorrebbero lasciare i loro posti di lavoro entro i prossimi due anni, il 62% nel mondo e il 49% in Italia considera la gig economy una valida alternativa al lavoro a tempo pieno. Più di 8 giovani italiani su 10, invece, la considerano un’ottima opportunità in aggiunta al proprio orario di lavoro.

“In Italia, più ancora che nel resto del mondo, i giovani hanno voglia di fare: oltre l’80% dei giovani professionisti italiani, accanto al proprio normale orario di lavoro, part-time o full-time, sono parte attiva della gig economy, che consente loro di integrare il proprio stipendio garantendo flessibilità e libertà lavorativa, molto apprezzate tra i Millennial.” 

Millennial e generazione Z sono consapevoli dei cambiamenti che stanno derivando dall’introduzione dell’industria 4.0 sul luogo di lavoro. Il 48% dei giovani professionisti italiani la percepisce come un’opportunità per concentrarsi maggiormente sugli aspetti più creativi del proprio lavoro, mentre il 17% teme di esserne parzialmente o completamente sostituiti nello svolgimento delle proprie mansioni.

Enrico Ciai: “Dai sondaggi del 2018 emerge come lo sviluppo della creatività sia un aspetto molto importante per i Millennial e un merito che riconoscono alle proprie imprese. Infatti, il 95% dei giovani lavoratori che ritiene che tra le priorità aziendali dovrebbe figurare la spinta all’innovazione e alla generazione di nuove idee, dichiara un effettivo impegno in questa direzione. Quasi la metà dei Millennial, inoltre vede nell’implementazione dell’industria 4.0 un’ottima opportunità che, con un’adeguata formazione, consentirà loro di focalizzarsi sugli aspetti più creativi della propria professione.”

Meno di 4 lavoratori su 10 tra i Millennial e 3 su 10 tra la generazione Z sentono di avere le competenze di cui hanno bisogno per avere successo e si aspettano un sostegno formativo per lo sviluppo di soft skills come la sicurezza nelle proprie capacità, le abilità interpersonali e lo sviluppo dell’etica e dell’integrità professionale. La risposta delle imprese, tuttavia, non è considerata sufficiente: solo il 36% dei Millennial (che scende al 32% per il campione statistico in Italia) e il 42% della generazione Z hanno riferito un impegno adeguato da parte delle aziende.

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