Posted: 09 Feb. 2021 5 minuti Tempo di lettura

Tutto quello che i business leader devono sapere sul cambiamento climatico e perché è importante investire in sostenibilità adesso

Scorrendo la lista degli argomenti che saranno in discussione quest’anno a Davos, il primo che appare è “How to Save the Planet”. Come salvare il pianeta. Una missione apparentemente impossibile e che, pure, sta catalizzando sempre di più l’attenzione dell’opinione pubblica, ma anche delle imprese e elle istituzioni. Non a caso, già un anno fa, il nostro studio Industry 4.0: At the intersection of readiness and responsibility aveva messo in luce come l’89% dei CFO si aspettasse che il cambiamento climatico potesse generare un impatto negativo sul proprio business. E secondo lo studio di Deloitte  Transitioning to sustainable finance, la sostenibilità è ora una questione strategica per la grande maggioranza delle aziende in Europa: in media, il 72% dei CFO europei segnala che le considerazioni ESG sono una parte rilevante della strategia della propria azienda. In Italia questa considerazione è valida per il 37% dei CFO:  indice del fatto che le aziende del nostro Paese devono ancora lavorare per importare un vero e proprio cambio di mindset e approccio verso i temi di sostenibilità.

Un cambio di passo sui temi ambientali

Oltre all’impatto che le imprese generano sull’ambiente, è diventato sempre più chiaro che per le stesse imprese i rischi legati al cambiamento climatico sono ingenti. Ed è per questo che tutti i business leader di oggi devono essere pienamente consapevoli dei costi, così come delle opportunità, che il cambiamento climatico potrebbe generare. Solo negli Stati Uniti, ad esempio, per ogni aumento di un grado centigrado della temperatura si rischia di perdere 1,2 punti di Pil nazionale. L’Italia, invece, a causa del cambiamento climatico, entro il 2100 subirebbe una riduzione del Pil nazionale del 26%.  

Secondo l’Ipcc (The Intergovernmental Panel on Climate Change), per evitare gli effetti più catastrofici del riscaldamento globale, dovremo contenere l’aumento della temperatura entro la soglia di un 1,5 gradi centigradi. Per centrare questo obiettivo, entro il 2030 si dovranno dimezzare le emissioni climalteranti e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Alle condizioni attuali, è difficile riuscirci. Ma è importante cercare di limitare il più possibile la crescita della temperatura, perché la relazione tra riscaldamento del Pianeta e impatti ambientali non è lineare. Anche piccoli aumenti della temperatura potrebbero scatenare gravi conseguenze.

Perché l’aumento della temperatura è un problema per tutti? Desertificazione, uragani, incendi, alluvioni, siccità, sono solo alcune delle possibili conseguenze del riscaldamento globale. Alcune le abbiamo già viste, altre, potenzialmente ancora più distruttive, potrebbero verificarsi in futuro. Oltre all’impatto devastante sugli ecosistemi naturali e sulle vite umane, molti studiosi sottolineano che entro il 2050 questo fenomeno potrebbe costringere oltre 143 milioni di persone a migrare. Oltre 130 metropoli del mondo, tra cui New York, Miami, Jakarta e Bombay, rischiano di essere colpite dall’innalzamento del livello dei mari. Circa 80 aeroporti nel mondo verrebbero allagati se il livello dei mari si innalzasse di un metro.

Un altro elemento che oggi non può sfuggire ai business leader è che la causa del cambiamento climatico è antropica, e per questo deve e può essere affrontata con nuove policy. La schiacciante maggioranza della comunità scientifica, infatti, è d’accordo sul fatto che le attività umane sono la causa principale del riscaldamento globale registrato negli ultimi decenni. L’utilizzo di combustibili fossili e le deforestazioni su larga scala, in particolare, sono tra le cause che più contribuiscono al cambiamento climatico. Secondo la scienza, dall’inizio dell’età industriale si è registrata un aumento della temperatura globale di circa 0,2 gradi centigradi ogni decennio. Ad oggi, sul pianeta le temperature superficiali medie sono circa 1 grado più calde del periodo preindustriale.

Adeguare gli investimenti alla sfida del cambiamento climatico

Secondo la metà dei business leader intervistati da Deloitte per il Resilience Report, il documento presentato in occasione del World Economic Forum 2021, il cambiamento climatico sarà la sfida sociale con più ricadute sul business nei prossimi anni. È per questo che, fin da oggi, le aziende devono comprendere l’importanza degli investimenti in sostenibilità.

I benefici che ne deriverebbero sono molti, a partire dall’aumento della resilienza delle aziende. Molti studi post-Covid-19, infatti, dimostrano che le aziende che negli anni passati sono state all’avanguardia e hanno investito in prodotti e tecnologie green sono state anche quelle che hanno meglio affrontato le criticità portate dalla pandemia. Nel caso del settore manifatturiero, ad esempio, le imprese che hanno effettuato investimenti green sono state anche quelle che sono meglio riuscite a mantenere le proprie produzioni attive durante il lockdown: il 39%, contro il 29% delle imprese che non hanno investito in sostenibilità. Ma non solo. I benefici di questi investimenti si sono visti non solo sulla produzione ma anche sulla performance finanziaria e sul fatturato: “solo” l’8,2% delle imprese green ha dichiarato un calo del proprio fatturato nel 2020 superiore al -15%, contro il 14,5% delle imprese che non hanno investito in sostenibilità.

Per spingere in questa direzione imprese, istituzioni e cittadini, la Commissione Europea di Ursula von der Leyen si è data l’obiettivo di rendere l’Europa il primo continente a neutralità climatica entro il 2050. Una sfida di portata storica, che comporterà la trasformazione radicale di interi settori dell’economia del Vecchio Continente e, di riflesso, delle aziende italiane. Sempre più sollecitate dal mercato e dalle nuove normative, le imprese italiane devono prendere atto dell’impatto del cambiamento climatico sul proprio business e allinearsi alle linee guida europee facendo propri i valori della transazione ecologica, sia in termini di maggiore efficienza energetica, de-carbonizzazione e utilizzo di risorse alternative, sia di sviluppo di modelli di economia circolare. Una sfida epocale, destinata a segnare i prossimi anni e a cui bisogna prepararsi da oggi.

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Franco Amelio

Franco Amelio

Deloitte Sustainability Leader

Franco è responsabile della divisione Sustainability di Deloitte in Italia. Vanta una esperienza pluriennale di coordinamento e realizzazione di progetti sui sistemi di Corporate Social Responsibility e sostenibilità su Gruppi italiani e internazionali. E’ impegnato da diversi anni nello svolgimento di servizi professionali di assurance e compliance relativamente al reporting di sostenibilità e al Bilancio Integrato. Ha pubblicato diversi articoli su riviste specializzate ed è stato relatore di seminari, trasmissioni televisive e workshop sia a livello nazionale che internazionale sui temi legati alla sostenibilità applicata nelle organizzazioni e sui processi aziendali. È membro del Consiglio Direttivo del GBS e della commissione di valutazione dell’Oscar di Bilancio sui temi di Corporate Responsibility.